IL TENORE VIRTUOSO

TEATRO SOCIALE DI SONDRIO

Piazza Garibaldi 26, Sondrio, Italia
L’Italia, il primo Ottocento, il melodramma, il bel canto. Le arie che amiamo e che si sono sedimentate nella coscienza collettiva. Arie che uniscono bellezza vocale, virtuosismo («il tenore virtuoso»!) e capacità di caratterizzare le situazioni più diverse.

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In Povero Ernesto... Cercherò lontana terra ... E se fia da Don Pasquale di Gaetano Donizetti (1797–1848) c’è la disperazione di Ernesto, nipote di Don Pasquale e innamorato di Norina, che in quel momento crede che veramente la sua amata voglia sposare Don Pasquale.
In Ah! mes amis, quel jour de fête! da La fille du régiment abbiamo la determinazione e la baldanza di Tonio che per amore di Marie decide di arruolarsi.
In Quant'è bella, quant'è cara. Una furtiva lagrima da L'Elisir d’amore abbiamo infine la gioia di Nemorino che, dopo aver tanto fatto per conquistare Adina (e compra l’elisir – che poi è vino rosso –, e vai a parlare con Adina, e fatti soldato per guadagnare abbastanza da comprarti un’altra bottiglia di elisir) finalmente capisce, da una lacrima, che lei pure ricambia.

Oltre alla via maestra delle arie, ecco le sinfonie, da queste opere (Don Pasquale, La fille du régiment), in cui l’orchestra sola sventaglia temi, colori, situazioni.

E un po’ più inaspettata, una terza via. Alla maniera di Franz Liszt che negli anni Quaranta dell’Ottocento col solo pianoforte era in grado di porgere l’opera al suo pubblico, similmente grandi virtuosi di ogni strumento (tutti! si pensi al contrabbasso di Bottesini) si impegnarono a creare elaborazioni da note opere.
Antonio Pasculli (1842–1924), per Concerto per oboe e orchestra su temi dell'opera La Favorita di Donizetti e per brani consimili si guadagnò la fama di “il Paganini dell’oboe”.

Si chiude con Gioachino Rossini (1792–1868), con la sinfonia da Il barbiere di Siviglia, che contiene uno degli esempi più noti di «crescendo rossiniano»: una certa cosa si ripete, e le note restano le stesse, ma a ogni ripetizione l’orchestra si infoltisce e si fa sempre più veemente, con effetto irresistibile. E con Cessa di più resistere, suggello di un lieto fine fra i più emblematici dell’opera italiana.

mercoledì, 16/02/2022 alle ore 20:45

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